ISOLA BERGAMASCA – Segnali di stabilità ma con un evidente freno alla corsa occupazionale. È questa la fotografia dell’Isola Bergamasca scattata dall’Osservatorio del Lavoro della Provincia di Bergamo nel suo report ufficiale relativo al primo trimestre del 2026. I dati territoriali, analizzati attraverso i flussi di contratti registrati dal Centro per l’Impiego (CPI) di Ponte San Pietro (competente per l’intera area dell’Isola), mostrano un mercato del lavoro che riesce a mantenere il segno “più”, pur risentendo di un clima di generale cautela economica.
I numeri dell’Isola: saldo positivo ma quasi dimezzato rispetto al 2025
Nel periodo compreso tra gennaio e marzo 2026, l’area del CPI di Ponte San Pietro ha fatto registrare un saldo occupazionale positivo di +357 posizioni lavorative (ovvero la differenza numerica tra le nuove assunzioni e le cessazioni di rapporti a tempo determinato e indeterminato).
Se da un lato il dato conferma che il tessuto economico dell’Isola continua a produrre più posti di lavoro di quanti ne distrugga, il confronto con lo scorso anno accende un campanello d’allarme sul ritmo di questa crescita. Nel primo trimestre del 2025, infatti, lo stesso territorio aveva registrato una performance ben più robusta, archiviando il trimestre con un saldo attivo di +583 posizioni. Il ritmo di crescita si è quindi sensibilmente ridotto, allineandosi a una fase di assestamento.
Il confronto provinciale: l’Isola a metà classifica
Nel contesto della bergamasca, l’Isola si posiziona in una fascia mediana. Se il capoluogo Bergamo fa la parte del leone trascinando la provincia con un saldo di +1.038 posizioni, e territori trainati da forti comparti manifatturieri o agricoli come Grumello del Monte (+712) e Trescore Balneario (+225) registrano ottime performance, l’area di Ponte San Pietro si difende comunque meglio rispetto alle zone della Bassa pianura. I vicini centri per l’impiego di Treviglio (-5) e Romano di Lombardia (-7) hanno infatti chiuso il trimestre in territorio negativo, evidenziando una stagnazione da cui l’Isola, per ora, è rimasta fuori.
Tra manifattura e logistica: l’evoluzione dei settori dell’Isola
La vocazione storica dell’Isola Bergamasca è strettamente legata all’industria e all’artigianato manifatturiero. Guardando alle tendenze macro-settoriali della provincia, emergono dinamiche che si riflettono direttamente sulle aziende locali:
- I comparti in salute: Tiene la produzione legata alla gomma-plastica, all’elettro-meccanica, ai prodotti in metallo e ai minerali non metalliferi, settori che nell’Isola vantano realtà industriali di primo piano e che continuano a sostenere la richiesta di profili specializzati.
- I settori in affanno: Mostrano segnali di contrazione o debolezza l’industria chimica, la produzione di macchinari e, soprattutto, il comparto dell’automotive, che sconta una frenata strutturale a livello globale.
- La spinta di servizi e logistica: La vera sorpresa e il vero motore occupazionale del trimestre è rappresentato dal terziario e dai servizi. Oltre alla spinta della ristorazione legata al calendario pasquale, si evidenzia un balzo in avanti straordinario delle assunzioni nel settore trasporti e magazzinaggio (+33,6% a livello provinciale). Un trend che vede l’Isola Bergamasca come protagonista assoluta, grazie alla sua posizione geografica strategica lungo l’Asse Interurbano e alla presenza di importanti hub logistici che continuano ad assorbire forza lavoro.
La sfida per i prossimi mesi del 2026 sarà capire se il rallentamento della manifattura verrà compensato dalla vitalità dei servizi o se anche l’Isola dovrà prepararsi a una fase di stasi occupazionale più prolungata.








