Un fuoco di gioia, fede e profonda memoria ha illuminato anche quest’anno la sommità del Colle San Giovanni. Nella serata di mercoledì 28 ottobre, la comunità di Sotto il Monte si è ritrovata unita per celebrare il 68° anniversario dell’elezione al soglio pontificio di San Giovanni XXIII, rinnovando una delle tradizioni più intime e sentite della terra bergamasca.
Circa cento persone, tra fedeli, pellegrini e tante giovani famiglie con bambini, si sono date appuntamento al Giardino della Pace per un primo momento di preghiera comunitaria. Da lì è partita la suggestiva fiaccolata che, toccando la storica dimora di Ca’ Maitino, ha risalito la Via Crucis fino alla cima del colle.
L’accensione del falò tra istituzioni e fede
Alle 18:45 si è tenuto il momento clou della serata con l’accensione del tradizionale falò commemorativo, la cui fiamma è tornata a risplendere visibile da tutta la valle. A compiere il gesto simbolico, spalla a spalla, sono stati il sindaco Denni Chiappa e il prevosto e rettore del Santuario, monsignor Giulio Albani, giunto alla sua seconda celebrazione da rettore.
Un atto che richiama direttamente la sera del 28 ottobre 1958, quando l’annuncio dell’elezione del cardinale Angelo Giuseppe Roncalli scatenò una gioia irrefrenabile nel suo paese natale: mentre le campane suonavano a festa, i contadini del borgo accesero spontaneamente fuochi sulle alture per festeggiare quel “don Angelo” diventato il 261° Vescovo di Roma con il nome di Giovanni XXIII.
Monsignor Albani: «Unisce la comunità e rinnova le radici»
during la preghiera, monsignor Albani ha richiamato l’attualità del messaggio di Roncalli, definendolo «uno strumento di pace, ricordando che “Pontefice” significa costruire ponti e cercare ciò che unisce anziché ciò che divide».
«Questa ricorrenza serve a dare continuità a una grande tradizione e al ricordo di una figura alla quale la nostra comunità sarà sempre devota», ha sottolineato monsignor Giulio Albani. «È bellissimo che il sindaco e il parroco compiano questo gesto insieme, a testimonianza di quanto la comunità sia unita. Nel 1958 Sotto il Monte era un paese di contadini e mezzadri: questo falò rinnova le radici popolari di un omaggio fatto con quel poco che si aveva per un evento che ha cambiato la storia del mondo. Solo nei primi otto mesi dell’anno abbiamo superato i 9mila pellegrini in gruppi organizzati, ma la cosa più bella è vedere la presenza di tanti giovani con bambini piccoli che custodiscono la memoria».
Un contributo fondamentale per la riuscita dell’evento è giunto dal Gruppo Alpini di Sotto il Monte, che oltre ad allestire la catasta di legna ha curato nel tempo la realizzazione della Via Crucis e del casolare del colle. La commemorazione si è conclusa con un momento conviviale e rinfresco offerto dalle Penne Nere a tutti i presenti.












