Una storia di forte pressione psicologica e continue pretese di denaro all’interno di una chiesa dell’Isola Bergamasca. È approdato in aula al Tribunale di Bergamo il processo a carico di un 53enne residente a Osio Sopra, imputato con l’accusa di atti persecutori (stalking) ai danni di un sacrestano.
I fatti contestati risalgono alla seconda metà del 2022. L’imputato si sarebbe presentato alla vittima sotto il falso nome di “Santino”, proponendosi inizialmente per un servizio caritatevole: la lucidatura e il restauro degli arredi e degli oggetti sacri della parrocchia.
Dalla falsa offerta al conto da 45mila euro senza fattura
Dopo aver ottenuto gli oggetti sacri con la promessa di affidarli a una ditta specializzata, l’uomo avrebbe preteso cifre enormi e del tutto sproporzionate per il lavoro eseguito. Di fronte ad atteggiamenti sempre più aggressivi, bruschi e minacciosi all’interno della chiesa, il sacrestano — temendo ritorsioni fisiche e sopraffatto dal timore di non rivedere i beni parrocchiali — ha ceduto alle richieste.
In un primo momento la vittima ha consegnato 15mila euro in contanti, a cui sono seguiti due distinti bonifici da ulteriori 15mila euro ciascuno, destinati a un conto corrente e a una carta ricaricabile. Un ammontare complessivo di 45mila euro, corrisposto senza il rilascio di alcuna fattura.
Il silenzio spezzato dalla banca e la testimonianza in aula
Schiacciato dalla vergogna e dal timore che il parroco venisse a conoscenza dell’accaduto, il sacrestano ha mantenuto il silenzio per mesi. A spezzare la spirale sono state le anomalie riscontrate dall’istituto di credito, che ha allertato i familiari della vittima di fronte alle imponenti movimentazioni di denaro. Su spinta del fratello, l’uomo ha infine sporto denuncia ai carabinieri. Per tutelare il patrimonio della vittima ed evitarne l’ulteriore circonvenzione, la gestione dei beni è stata successivamente affidata alla sorella.
Nel corso dell’udienza di venerdì 23 ottobre, la presunta vittima ha ripercorso in aula i momenti di angoscia vissuti tra le navate della chiesa, pur con un giallo procedurale: pur avendo riconosciuto l’imputato durante la fase d’indagine fotografica, di fronte al giudice ha dichiarato di non ravvisare in aula la stessa persona.
Il procedimento penale è stato aggiornato: si tornerà in aula per le successive fasi del dibattimento nel marzo 2027.







