Si sono spente nel modo più doloroso le speranze di ritrovare in vita il 28enne di origini peruviane, residente nel Milanese, che era scomparso nel tardo pomeriggio di domenica 21 giugno. Oggi, dopo giornate di sforzi ininterrotti, i Vigili del Fuoco hanno individuato e recuperato il cadavere dell’uomo, rimasto intrappolato nelle acque del fiume Adda.
La ricostruzione della tragedia
Il dramma si è consumato nello specchio d’acqua compreso tra Medolago e Porto d’Adda. Il giovane, nel tentativo di trovare un po’ di refrigerio dalla morsa del caldo estivo, aveva deciso di attraversare il fiume a nuoto insieme a un amico, staccandosi dalla riva bergamasca per raggiungere la sponda opposta.
Una volta arrivato a metà della traversata, il 28enne è stato improvvisamente sopraffatto dalle correnti, senza più riuscire a muoversi in alcuna direzione. Nonostante il disperato quanto immediato tentativo di un bagnante di tuffarsi dalla riva per salvarlo, la violenza dell’acqua ha reso impossibile qualsiasi manovra di soccorso, trascinando il ragazzo a valle in pochi istanti.
Le ricerche hanno visto l’impiego massiccio di uomini e mezzi: i comandi dei Vigili del Fuoco di Bergamo, Dalmine e Monza, supportati dai sommozzatori, dagli elicotteri e dai droni del nucleo SAF, hanno setacciato il letto del fiume fino al triste epilogo di queste ore, sotto la supervisione dei Carabinieri.
Un pericolo mortale: acque non balneabili
Il tragico evento ripropone con forza un tema cruciale legato alla sicurezza del territorio: la totale imbalneabilità delle acque dell’Adda in quel tratto. Le ordinanze di divieto, spesso ignorate per cercare sollievo dall’afa, nascondono ragioni drammaticamente concrete. Sotto la superficie apparentemente calma si celano infatti insidie letali: sbalzi di temperatura improvvisi in grado di causare congestioni, fondali fangosi e instabili, ma soprattutto mulinelli e correnti violentissime capaci di trascinare a fondo anche i nuotatori più esperti.








