Quella sedia vuota al centro di accoglienza di Sotto il Monte San Giovanni XXIII aveva già destato preoccupazione domenica sera. Hassan Matrid, 43 anni, non aveva fatto rientro nella struttura dell’Isola Bergamasca dove risiedeva, svanendo nel nulla fino alla tragica scoperta avvenuta la mattina successiva, il 5 gennaio.
Il corpo dell’uomo è stato ritrovato alle 8:20, abbandonato lungo la provinciale tra San Giovanni Bianco e Taleggio, coperto da due trapunte insanguinate e con evidenti traumi alla testa.
Dopo ore di indagini serrate, i Carabinieri hanno chiuso il cerchio: nella serata del 6 gennaio è stato fermato un 53enne cittadino tunisino, incensurato e regolarmente residente in Italia. Secondo gli inquirenti, sarebbe lui il responsabile della morte del 43enne egiziano, con il quale collaborava saltuariamente in piccoli lavori edili.
A tradire il presunto assassino è stata la tecnologia. Incrociando i tabulati telefonici della vittima con i video delle telecamere di sorveglianza e i varchi lettura targhe della provincia, i militari hanno isolato il furgone usato per trasportare il cadavere. Il mezzo è stato collocato sul luogo del ritrovamento in un orario preciso: tra le 5:57 e le 6:15 del mattino del 5 gennaio.
Messo alle strette, il 53enne ha fornito versioni contrastanti e piene di incongruenze, ammettendo infine condotte legate allo spostamento e all’occultamento del corpo. Per lui si sono aperte le porte del carcere di Bergamo, mentre a Sotto il Monte resta lo sgomento per la fine brutale di un ospite che stava cercando di costruirsi un futuro.
Venerdì 9 gennaio 2026.








