Fu legittima difesa e il fatto non costituisce reato. Con questa formula la Corte d’Appello di Brescia ha completamente ribaltato la sentenza di primo grado, assolvendo il giovane Lorenzo Maffeis dall’accusa di omicidio colposo per eccesso di legittima difesa. Si chiude così, dal punto di vista giudiziario, la drammatica vicenda risalente alla notte del 26 giugno 2023, quando nella casa di famiglia a Mozzo si consumò la tragica colluttazione tra Lorenzo e il fratello maggiore Gianluca, terminata con il decesso di quest’ultimo dopo quattro giorni di coma a soli 31 anni.
Dalla condanna in primo grado all’assoluzione a Brescia
I giudici d’Appello hanno accolto pienamente l’impianto difensivo presentato dai legali Rosario Coppola, Andrea Locatelli e Riccardo Bonetti. In primo grado, celebrato con rito abbreviato, il giudice per l’udienza preliminare aveva condannato Lorenzo (che all’epoca dei fatti aveva 26 anni e oggi si appresta a compierne 30) a una pena di 3 anni e 3 mesi di reclusione, negando la concessione delle circostanze attenuanti generiche. Una decisione da cui si era parzialmente discostata la stessa Procura generale, la quale, pur invocando una condanna a 2 anni con i benefici di legge, aveva richiesto il riconoscimento delle attenuanti. Ieri, mercoledì 15 luglio, la Corte bresciana ha invece optato per l’assoluzione piena, riconoscendo che il giovane agì in preda al panico per salvaguardare la propria incolumità.
La ricostruzione della tragica notte
La drammatica sequenza degli eventi ebbe inizio durante la serata del 25 giugno 2023 in una discoteca di Seriate, dove Gianluca Maffeis litigò con un altro cliente. Lorenzo lo convinse a rientrare, ma il fratello maggiore – che soffriva di disagi psicologici ed aveva assunto un pericoloso mix di alcolici e psicofarmaci – lo minacciò già nel parcheggio del locale, prima di addormentarsi nell’auto. Una volta rientrati nell’abitazione di Mozzo, la situazione degenerò rapidamente: Gianluca si scagliò addosso al fratello minore tentando di strozzarlo. Lorenzo reagì spingendolo nel tentativo di allontanarlo; i due caddero a terra e Gianluca andò improvvisamente in arresto cardiocircolatorio. Fu lo stesso Lorenzo a chiamare immediatamente il 118 e a tentare disperatamente di rianimarlo seguendo le istruzioni telefoniche dei soccorritori. Nella colluttazione anche Lorenzo rimase ferito, riportando la frattura del naso, di una mano e vari lividi, con una prognosi di 30 giorni.
A determinare la derubricazione dell’accusa (inizialmente formulata come omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela) furono i risultati della perizia autoptica. Dall’esame emerse infatti che il decesso del 31enne non era stato causato da uno strangolamento vero e proprio, bensì da una forte pressione del nervo vago, con il mix di alcol e farmaci a fare da determinante concausa. Una dinamica che ha spinto i giudici di secondo grado a micronoscere la reazione di Lorenzo come un tentativo di salvezza proporzionato alla gravità dell’aggressione subita.








